Spesso siamo ostili ad imparare nuove lingue, specialmente se imposto dalle istituzioni scolastiche o da doveri ben precisi. Sembra un’impresa ardua specie per chi non ha “la predisposizione nel sangue”. Eppure tutti abbiamo avuto quella capacità di recepire una lingua che non conoscevamo. Ci distinguiamo dagli animali per l’uso della parola. Difatti ogni persona ha imparato un linguaggio convenzionale, utilizzato dalle persone che aveva intorno.
Ma cosa distingue un adulto che deve imparare una nuova lingua da un bambino che ancora non conosce nulla?

I neonati inizialmente comunicano con il mondo attraverso il pianto oppure con qualche gridolino. Ma sono abili osservatori, così dalle loro culle o in braccio a chi si prende cura di loro, scrutano gli adulti che hanno intorno. Iniziano così a comprendere che si può comunicare anche senza piangere. Inoltre che a ogni oggetto di cui fanno esperienza con il tatto o con il gusto corrisponde una parola. I bambini sono una “tabula rasa” senza informazioni e senza nozioni, ma sono pieni di curiosità e di abilità. Infatti sono delle spugne che immagazzinano velocemente tutto quello che li circonda. Guardando i grandi capiscono che se pronunciano la parola “pappa”, qualcuno gli dà da mangiare, se implorano “nanna” si ritrovano nel letto e se dicono “mamma” o “papà” qualcuno si precipita da loro a coccolarli. Tutto questo viene appreso attraverso l’esperienza che ogni bambino compie da quando nasce e in tutto il percorso in cui viene a contatto con il mondo. Intorno all’anno e mezzo il bambino è già in grado di unire due parole o di fare piccole frasi per farsi capire. Questa sua predisposizione viene dalla spontanea “socievolezza” che contraddistingue ogni uomo, già da piccoli infatti si vuole provare a comunicare con gli altri, il desiderio viene sicuramente appoggiato anche dal bisogno di farsi capire, parlare lo stesso linguaggio permette infatti di non essere soli e di poter capirsi a vicenza.

Oltre all’esperienza, ogni essere umano è in grado di apprendere il linguaggio partendo dalle regole. Ogni lingua ha delle strutture grammali ben precise, dove le strutture più semplici sono le parole. I bambini non solo imparano il lessico, ma riescono anche ad assimilare le varie regole grammaticali ,tutto questo avviene grazie a un apprendimento tacito di queste che permette la costruzione di infinite frasi. L’aspetto interessante è che dopo aver imparato le regole e mettendole in atto, il bambino inizierà un processo di ipercorrettismo. Non dirà più “Io ando”, ma riuscirà a capire che si trova di fronte a un verbo irregolare e riuscirà a coniugarlo nel modo corretto. Tutto questo permette la crescita del bambino sia sotto il livello culturale, che morale, permette la sua integrazione nella società e la sua voglia di interagire ed imparare. E’ un processo spontaneo quello di imparare la propria lingua madre, tanto che a volte parlando dell’elasticità della mente dei bambini si consiglia di fargli apprendere già dall’infanzia due lingue, così da padroneggiarle entrambe senza confusione e con grande tranquillità.

Questo processo spontaneo che abbiamo sperimentato tutti durante la nostra tenera età, potrebbe essere coltivato e migliorato anche con il tempo. Allenando la mente e tenendo elastico il proprio cervello, così da non provare difficoltà quando si è di fronte a nuove lingue. Un ottimo stratagemma per imparare un nuovo idioma potrebbe essere quello di partire per un Paese straniero per qualche tempo e comportarsi esattamente come bambini: tabule rase, digiuni di ogni informazione, ma spinti dalla necessità di integrarsi e farsi capire. Se nella teoria le regole possono essere padroneggiate senza alcuna difficoltà, di certo mettendosi in campo si arricchirebbe notevolmente il proprio bagaglio lessicale, grazie all’esperienza fatta.
Tutto questo è facilitato se alle spalle della persona che vuole imparare una nuova lingua c’è un’agenzia qualificata come la Forum Service, disponibile a fare da tramite in un momento di disorientamento; che permette la traduzione di documenti che servono per la permanenza in un paese straniero o magari per tradurre dei diplomi o degli attestati di frequenza di qualche corso di lingua affrontato nel Paese straniero e che deve essere riconosciuto qui in Italia.

 

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